BiljoFest 2026 — programma dettagliato

Blocco I. Spedizione

11–14 dicembre

11 dicembre. Venezia

Arrivo, sistemazione, primo tentativo di non perdersi. Verso sera, incontro con Andrej proprio a quel tavolo dove Brodskij accompagnava un doppio espresso con l’ennesima sigaretta. Non abbiamo fretta, non corriamo a San Marco a comprare souvenir. Ci aspettano cicchetti, ombra, qualcosa di marino dalle acque della laguna e incontri sorprendenti. Venezia stanca in anticipo proprio per la sua fama: sembra che tutto sia già stato fotografato, descritto e trasformato in attrazione. Vediamo cosa resta se ci limitiamo a viverci per un paio di giorni.

12 dicembre. La Venezia di Bilzho

Una giornata con Andrej nella sua città. Non «le cose principali in sei ore», ma i posti dove va lui, storie, casa, caffè, svolte casuali. Lungo il percorso, l’antico ghetto veneziano con la sua storia. Dietro l’angolo, un’altra decina di storie, qui in ogni pietra, in ogni persiana. Baccalà mantecato, sarde in saor, un’altra ombra. Quanta bellezza può sopportare una persona in due giorni a Venezia? Lo scopriremo.

13 dicembre. Gran Balon

Al mattino, Torino e il Gran Balon: vecchie fotografie, lettere, libri, stampe, stoviglie, giocattoli, mobili, attrezzi e cose un tempo necessarie a qualcuno. A chi appartiene la storia di un oggetto dopo la morte del proprietario? Perché una fotografia trovata è a volte più interessante di una propria? Cosa butta via prima una persona: le cose o le storie? Si può riflettere. Si può comprare una lampada. Poi portici, vitello tonnato, agnolotti del plin, Barbera. La sera, esame del bottino.

14 dicembre. Gli egizi

Al mattino si uniscono i partecipanti del secondo blocco, che si sono persi tutto. In compenso, hanno ancora tutto davanti. Poi il Museo Egizio: papiri, immagini, annotazioni quotidiane, sarcofagi e qualche millennio di desiderio di lasciare qualcosa di sé. Perché a volte è più facile capire gli egizi morti che i contemporanei vivi? Per ora non c’è risposta. Dopo il museo, una grande tavola piemontese: tajarin, agnolotti, vitello tonnato, Barbera, caffè corretto. La spedizione finisce. Chi è venuto solo per il primo blocco resta a Torino. Gli altri vanno in montagna.

Blocco II. Ricovero creativo

14–17 dicembre

Qui lo sguardo passa dall’esterno all’interno. Alcuni giorni di lavoro al proprio piccolo libro insieme ad Andrej Bilzho. Qualsiasi forma: testo, racconto visivo, fumetto, libro fotografico, archivio di famiglia o qualcosa a cui daremo un nome più avanti. L’idea si può discutere ancora prima dell’arrivo. Non è obbligatorio usare i materiali della spedizione. Venezia, il Gran Balon e il Museo Egizio possono entrare nel libro, oppure restare una piacevole complicazione. Cosa è più utile alla creatività: un museo, un mercatino delle pulci o un buon pranzo? E quanto di tutto questo entra in un piccolo libro? Lo scopriremo.

14 dicembre. Ricovero

Verso sera, Rorà, Casa col Forno, polenta concia, toma, Barbera. Poi i materiali sul tavolo. Un’idea pronta, una cartella, qualche fotografia, un testo, una frase. Anche «non lo so ancora» conta come inizio.

15 dicembre. Diagnosi

Ristretto, conversazioni sui progetti, lavoro. Andrej si sposta da un caso all’altro. Poi compaiono il risotto al Barolo e la robiola, la capacità lavorativa cala prevedibilmente, ma non per molto. Verso sera, il paese, il bar, un vermut o un caffè corretto. I dati scientifici sulla cura della crisi creativa sono ancora insufficienti.

16 dicembre. Terapia del lavoro

La giornata principale di lavoro. A questo punto i progetti di solito cominciano a resistere ai loro autori: un buon segno. Lavoro, correzioni, dubbi, recupero di ciò che era stato scartato. A scelta, museo locale, bosco, salita più in alto in montagna o possibilità di non andare da nessuna parte. Se il mondo è impazzito, l’artista è obbligato a mantenere la calma? Prima di pranzo si può anche non decidere. Bagna cauda, Castelmagno, ultime ore di lavoro. La sera, visione collettiva dei risultati. Un libro, un modello, qualche doppia pagina, un testo, disegni o un oggetto dalla diagnosi incerta. Poi bollito misto, Barolo e consulto finale. Bisogna per forza trarre conclusioni alla fine? Per fortuna, no.

17 dicembre. Dimissioni

Caffè lungo, focaccia, uno sguardo al lavoro di ieri alla luce del giorno. Chi vuole, corregge. Chi sa fermarsi dimostra una qualità rara. Poi si riparte.

Tra una cosa e l’altra

Potrebbero capitare una sauna, una passeggiata in montagna, il museo locale, un agriturismo, il plov in un calderone sul fuoco o qualche ora di dolce far niente. Non tutto va trasformato in un orario. In fondo non è un viaggio in pullman. Si può viaggiare nella memoria altrui? Probabilmente sì. Se il mondo non entra più nella testa, forse il problema non è più nella testa. Per qualche giorno si può smettere di aggiustarlo e fare qualcosa di piccolo, proprio e compiuto. Un libro, per esempio.

Si può arrivare prima o fermarsi dopo

Si può venire a Casa col Forno prima del festival o restare dopo il 17 dicembre: passeggiare, recuperare sonno, continuare a lavorare o non continuare proprio nulla. I giorni aggiuntivi si prenotano separatamente, secondo la disponibilità delle camere. In certi casi le dimissioni sono davvero premature.

Partecipazione

BiljoFest comprende due blocchi indipendenti. Si può partecipare solo alla spedizione Venezia — Torino, solo al Ricovero creativo oppure all’intero programma. Ci sono formule con alloggio, pasti e spostamenti interni interamente organizzati, e altre più autonome. Le opzioni specifiche e i costi sono presentati in un calcolatore separato.

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